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Ad Allumiere la finale del premio letterario

FEMMINILE, PLURALE.

Venerdì 29 agosto, all’Anfiteatro del Parco del Risanamento di Allumiere (RM), si è svolta la serata finale del Premio Letterario “Femminile, plurale.”, tra letture, interviste, momenti musicali e la proclamazione della vincitrice Lucia Esposito con il romanzo “Sorelle spaiate”. Una storia, ispirata a fatti realmente accaduti, di legami salvifici che oltrepassano confini geografici e appartenenze di sangue.

5 settembre 2025 - Giunta alla sua VII edizione, “Femminile, plurale. – Premio Letterario Allumiere” è un’iniziativa nata dall’omonima Associazione, che prima di costituirsi come tale, nel 2023, era solo un gruppo informale di amiche con il sogno comune di avviare un progetto culturale interamente al femminile. Un esperimento improvvisato e sfidante in una piccola comunità come quella di Allumiere, ma anche lungimirante se si pensa al ruolo storicamente assunto dalle donne nella vita familiare e sociale del paese, nella trasmissione del sapere da una generazione all’altra e nella preservazione della memoria collettiva.

Di qui la vocazione alla pluralità, che richiama la cooperazione, la vicinanza, la contiguità tra donne che in passato hanno reso possibile la costruzione di un’identità comunitaria e che nel presente continuano a generare una sinergia di storie, scambi, incontri. Parole che solo declinate al plurale diventano reali e tangibili, svelando diversità e differenze che allargano orizzonti, come ha orgogliosamente affermato l’associata Cecilia Toffali Oggi “Femminile, plurale.”

è ormai una realtà consolidata e ben radicata nel territorio di Allumiere e non solo, che raccoglie una comunità variegata di persone appassionate di libri e letteratura e che vanta un ricco programma di eventi per stimolare la condivisione di temi e la diffusione della cultura. Tra questi, il Premio Letterario che si svolge ogni anno e che culmina con la serata finale di agosto è senza dubbio il momento più importante e sentito, con un numero di adesioni da parte di autrici, lettrici e lettori sempre in crescita e una vocazione non solo territoriale, ma anche regionale e nazionale.

Si tratta di un concorso letterario rivolto alle donne, che si concentra su opere edite di genere diaristico e memorialistico, reportage e romanzi di formazione, con l’intento di valorizzare l’autorialità femminile come depositaria della memoria del passato e punto di partenza per una riflessione sulle comuni origini della società in cui viviamo. A introdurlo è stata Brunella Franceschini, presidente dell’Associazione e ideatrice dell’iniziativa, che ha voluto innanzitutto ringraziare il gruppo di “Femminile, plurale.” per l’infaticabile lavoro da cui il progetto prende vita e le istituzioni che lo supportano da quando è nato, come la Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia, il Comune di Allumiere e la Casa delle Arti, a sottolineare ancora una volta la dimensione comunitaria e cooperativa che è la vera forza di “Femminile, plurale.”.

 

 

Nella sua edizione 2025, il concorso letterario ha visto la partecipazione di numerose case editrici con ben 39 candidature. Libri editi tra il 2022 e il 2024 che sono stati sottoposti alla valutazione di un nutrito gruppo di lettrici e lettori e in seconda battuta al giudizio di una commissione esperta, comprendente Laura Faranda, professoressa ordinaria di Antropologia culturale presso “La Sapienza” Università di Roma, Veronica Ricotta, storica della lingua italiana, Martina Testa, editor e traduttrice, Elisabetta Appetecchi, assegnista di ricerca presso l’Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale. La giuria delle esperte ha votato, tra i cinque libri con il punteggio più elevato, le opere destinate alla terzina finalista: “La parola femminista. Una storia personale e politica” di Vanessa Roghi (Mondadori), “Sorelle spaiate” di Lucia Esposito (Giunti), “Tina Anselmi. La ragazza della repubblica” di Chiarastella Campanelli (Graphofeel).

 

Nonostante il fresco tipico delle serate estive sui monti della Tolfa, il piccolo Giardino del Risanamento era gremito in occasione della cerimonia di premiazione, un evento atteso con ansia dai cittadini di Allumiere, ma con una risonanza su tutto il territorio nazionale. Introdotte dalle delicate esecuzioni musicali del Trio Letterario, le autrici finaliste sono state intervistate da Cecilia Toffali dopo la lettura di brani tratti dai rispettivi libri a cura di Daniela Tartaglione.

 

La prima opera presentata è stata “La parola femminista. Una storia personale e politica” di Vanessa Roghi, che ripercorre la storia generazionale e semantica del femminismo in Italia a partire dall’esperienza personale dell’autrice. Per introdurre il suo libro, che non è un memoir né un saggio teorico, Vanessa, rodariana prima che femminista, si è soffermata sul titolo citando proprio il suo più grande maestro, Gianni Rodari: “Le parole agiscono nella nostra mente come un sasso in uno stagno. Buttate lì una parola a caso e questa crea cerchi concentrici, che smuovono prima le cose in superficie e poi il fondo limaccioso che sta lì da più tempo. Se io butto lì la parola ‘femminista’, ognuno di voi penserà a qualcosa (…). Per me la parola ‘femminista’ - e non ‘femminismo’, che è invece quella cosa che ‘si fa’ - è legata al corpo di mia mamma. Io sono figlia di una femminista”.

 

A seguire, la presentazione di “Sorelle spaiate”, l’esordio di Lucia Esposito ispirato alla storia vera di una ragazza albanese, Ershela, finita nel giro della prostituzione, la cui vicenda si intreccia a quella di Viola e di altre donne tra loro diverse, ma solo apparentemente lontane. “Con questo libro ho voluto rappresentare la fatica di certi rapporti di sangue in contrapposizione a quella sorellanza che nasce dall’anima”, ha dichiarato Lucia, caparbia giornalista che per trent’anni ha custodito le lettere che Ershela scriveva alla sorellina prima di trovare la forza di riscattare la sua storia.

 

Infine, Chiarastella Campanelli ha raccontato il suo “Tina Anselmi. La ragazza della repubblica”, una biografia romanzata che ricostruisce la vita privata di Tina Anselmi dietro la più nota immagine politica di ministro della Repubblica. Scienziata politica e appassionata di storia moderna e contemporanea, Chiara ha incontrato Tina mentre cercava esempi di donne del passato che potessero diventare un faro per le generazioni di oggi. “Esempi”, ha spiegato l’autrice, “da condividere nel presente, che incarnassero valori che oggi mi sembrano un po’ scoloriti e che lei, con la sua lucentezza e la sua vita, rappresentava. Mi piaceva anche l’idea di ripercorrere tutta la sua vita per capire come fosse diventata la prima donna ministro d’Italia”.

 

Come nelle passate edizioni di “Femminile, plurale.”, il programma della serata finale ha previsto l’intervento di un’ospite d’eccezione. Dopo Dacia Maraini, Nada e Grazia Di Michele, solo per citarne alcune, quest’anno è stata la volta di Cinzia Leone, attrice e artista poliedrica, attualmente impegnata nello spettacolo teatrale sold out “Mamma sei sempre nei miei pensieri… Spostati!”. Attesissima dal pubblico di Allumiere, a cui si è presentata per la prima volta dal vivo in tutta la sua verve romanesca, Cinzia ha raccontato gli esordi della sua carriera come una delle pioniere di una comicità televisiva tutta al femminile, in un’epoca in cui non era scontato per le donne esprimersi in pubblico con la parodia e l’autoironia. Eppure, confessa Cinzia, ridere di se stessa anche nelle situazioni più critiche è stata sempre la sua carta vincente: “La capacità, nel dolore, di autoderidersi è un momento di potere”. Una ventata di leggerezza quella portata da Cinzia, che ha suscitato risate ma anche riflessioni quando, con toni più gravi, ha parlato della malattia che ha bruscamente interrotto la sua carriera per trent’anni. La sua vita non è stata priva di momenti bui, che l’hanno allontanata da se stessa e dal suo lavoro, ma oggi è l’esempio di come sia sempre possibile superare le avversità e rinascere dopo esperienze drammatiche: “Una malattia invalidante, qualunque essa sia, è una perdita di identità. La ricostruzione dell’identità dopo una perdita invalidante è un lavoro spaventoso. Interessantissimo, che potremmo fare tutti, persino senza perdere obbligatoriamente qualcosa. È la libertà di ricostruire un’identità, per come vorremmo essere, quindi liberandoci, non perché siamo sbagliati, ma per essere liberi di essere quello che vogliamo essere”.

 

Nel corso della serata è intervenuta in collegamento video anche Anna Foa, vincitrice del Premio Strega Saggistica 2025 e finalista della II edizione di “Femminile, plurale.” con “La famiglia F.” (Laterza). Un volto ormai familiare per Allumiere, orgogliosa di avere nella propria comunità un’intellettuale e studiosa del suo calibro. Il saluto caloroso rivolto da Anna al paese che l’ha ospitata nell’edizione 2019 del Premio Letterario è stato anche la promessa di un nuovo e auspicato incontro dal vivo.

 

adL’evento si è concluso con la proclamazione della classifica delle tre finaliste e la consegna dei premi: la vincitrice di questa edizione è stata Lucia Esposito, seguita da Vanessa Roghi e da Chiarastella Campanelli. “Sorelle spaiate” è il libro che ha conquistato l’oro di “Femminile, plurale.” 2025. Lucia, con gli occhi accesi dalla commozione, ne stringeva tra le mani una copia, quando le abbiamo chiesto di raccontarlo in pochi secondi ai nostri lettori: “Le sorelle spaiate sono quelle sorelle che la vita ti regala, quelle donne che non nascono dallo stesso grembo, ma che sono unite da legami di cuore”. Una sorellanza che scaturisce dalla vita reale, dal rapporto che Lucia ha davvero costruito con Ershela, che ha riconosciuto e scelto come sua sorella di cuore, lei che non ha mai avuto sorelle di sangue. Una sorellanza che colma le distanze e crea ponti tra le differenze, la stessa che tiene insieme il gruppo di “Femminile, plurale.” e che rinnova ogni anno la magia di momenti come questo.

 

Mariachiara Catillo 

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